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Manifestazione di Rovato 24-11-2009

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Il 18 novembre del 2008, a seguito di un infarto fulmineo si spegneva mio padre Renè Poblete Castillo.

Quella mattina si era alzato per prestare il suo oramai consueto servizio di volontariato presso la casa di riposo Lucini Cantù di Rovato, dove era solito accompagnare gli anziani ospiti con la vettura di servizio verso le loro diverse destinazioni giornaliere.

Mio padre era un uomo come tanti, ma ricco di quella discrezione che lo rendevano sconosciuto ai più se non per quella sua innata comunicatività. Pochi conoscono chi era realmente e quanta esperienza di vita si sia trascinato su quelle robuste spalle.

Da persona di origini medio borghesi, ha saputo conquistare con l’aiuto di meritate borse di studio traguardi inaspettati; da una laurea in scienze (aereospaziali e meteorologiche) a un’importante carriera militare, lasciata con il grado di capitano dell’aeronautica militare, a ricoprire un sensibile compito per la compagnia aerea di bandiera, Lan Chile.

Ha vissuto la follia del marxismo di stato, che nel giro di poco tempo privò lui e tutta la nostra famiglia delle nostre sicurezze. In Italia, paese di origine dei miei nonni materni, ottenuta la cittadinanza italiana, seppe scalare un ente pubblico da usciere a dirigente responsabile del personale. Era lui che accompagnava l’allora presidente del suo ente nei diversi Ministeri per illustrare i bilanci.

Ricordo nitidamente le notti che trascorreva dedito allo studio per potere avanzare da un concorso all’altro. Con la difficoltà di dover assimilare assieme allo studio un idioma diverso da quello di origine.

Era un padre severo e preciso, ma sempre onesto e fuori luogo in un periodo in cui gli enti pubblici erano fonte di approvvigionamento da parte di alcuni suoi colleghi o superiori.

Poteva essere di più, molto di più e probabilmente molti aspetti del suo carattere non li ho capiti, ma è sempre stato presente, tanto che ad un anno della sua scomparsa, ancora oggi lo sento vivo in me.

Questo è il modesto modo che abbiamo scelto mio fratello ed io per ricordarlo.

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Coccaglio 5 APRILE, Amici per il cuore

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Rovato 29 MARZO, Lombardia Carne

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Roma 27-28-29 MARZO, Congresso fondaitvo del Popolo della Libertà

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20 MARZO, 22° rassegna MU&AP, Montichiari (BS)

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17 MARZO, Qui Brescia in edicola.

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Durante la mia quotidiana rassegna in edicola ho potuto notare un’interessante serie di articoli dedicati alla giunta provinciale uscente guidata dal presidente Cavalli.

All’interno si possono trovare le biografie, gli obbiettivi e le prospettive di ogni assessore.

8 MARZO 2009, Gazebo del PDL a ROVATO.

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7 MARZO 2009   ULTIMO CONGRESSO PROVINCIALE DI ALLEANZA NAZIONALE.

Fotogallery dell’ultimo Congresso Provinciale di Brescia di Alleanza Nazionale, che sancisce lo scioglimento del partito e il confluire nel Popolo della Libertà, nonchè le nomine dei delegati.

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1978 – 2009,  Aldo Moro

IL MIO CASO MORO, memorie di un bambino.

Gira la leggenda che nel giorno dell’assassinio di Kennedy, tutte le persone che l’ hanno vissuto, ricordano esattamente dove erano e quello che stessero facendo in quel momento.

Per me è esattamente lo stesso quando rammento il rapimento di Aldo Moro.

marcyVorrei raccontare molto brevemente quei giorni visti dagli occhi di un bambino che nonostante l’età, aveva conosciuto gli effetti del comunismo sulla sua e sulla pelle della sua famiglia. Una ideologia applicata in maniera distorta e ben distinta dall’utopia di uguaglianza nel quale tanti giovani si identificano, che in alcuni casi ha rappresentato una vera e propria aberrazione del pensiero, che  nonostante la scomparsa storica di tutti i totalitarismi è riuscita a sopravvivere soprattutto grazie a quegli individui che non rendendosi conto di che cosa sia capace il comunismo lo considerano ancora una strada percorribile.

Era il 16 marzo del 1978, avevo 10 anni e frequentavo la 5° elementare presso la scuola DeScalzi di Genova, quando alle 11,00 circa ci comunicavano che erano stati avvertiti i nostri genitori e che le lezioni sarebbero terminate in anticipo.

Per me come per altri miei amici di scuola fu una notizia esaltante perché perdevamo qualche ora di lezione, ancora non sapevo cosa stava accadendo, quando all’uscita mi resi conto che non era una giornata come tutte le altre.

Premetto che Genova era una città in prima linea durante i cosi detti anni di piombo, erano trascorsi due anni dall’ assassinio del procuratore Francesco Coco e molte altre azioni terroristiche da parte delle Brigate Rosse si erano consumate nel capoluogo ligure, nel 79 ci fu l’uccisione di Guido Rossa il sindacalista che si oppose alle BR.

Ricordo vivamente la mia maestra che ci insegnava come ci dovevamo comportare nel caso ci fossimo trovati nelle adiacenze di un conflitto a fuoco.

Tornai a casa con mio padre che era dirigente statale presso l’I.A.C.P dove alcuni anni prima aveva perso la vita il collega Alessandro Floris in una clamorosa rapina organizzata da un nucleo delle BR, presso quell’ importante istituto.1210173229090_15-omicidio-genova_22assfloris4

Le scuole vennero chiuse per 2 giorni, mentre la notizia rimbombava dal TG1 alle radio.

Vengo da una famiglia che ha conosciuto bene il comunismo, mi riferisco al Cile dove sono nato.

Mia madre era parlamentare del partito conservatore sotto il governo di Alessandri e mio padre dopo una carriera militare presso l’aeronautica militare era da poco passato alla compagnia di bandiera Lan Chile.

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Quando nel ‘70 salì al potere Salvador Allende le cose furono catastrofiche non solo per noi ma per tutto il paese che nel giro di pochi mesi cadde nel caos sociale ed economico, basti pensare che per chi non aveva la tessera di partito vi era l’impossibilità di acquistare anche le materie prime, così decidemmo di venire in Italia dove vivevano i miei nonni che erano di origine trentina.

Mio zio era Lino Datovo, Procuratore presso la Procura di Genova e sucessivamente di Acqui Terme. Nei primi mesi del ‘76 ricevette dalle BR una seria minaccia di morte dopo che si era occupato della cattura del leader storico dei brigatisti Renato Curcio, quando nel conflitto a fuoco che precedette la cattura perse la vita la sua compagna Margherita Cagol, da allora viveva sotto scorta. Scomparve nel novembre dello stesso anno per infarto probabilmente provocato dall’enorme stress al quale era sottoposto.

Passarono molti anni prima che realizzassi che in Italia era in atto una guerra tra organi sovversivi e lo Stato, ma passò molto meno tempo perché capissi che il comunismo e tutte le sue diramazioni nonchè tutti gli estremismi che sboccano nel terrorismo, sono un percorso contro il quale mi batterò affinché anche i miei figli possano un giorno capire che questa strada ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà una delle realtà più drammatiche e negative dell’umanità.

(le immagini ritraggono Alessandro Floris aggrappato alla Lambretta dei terroristi nel vano tentativo di fermarli, sucessivamente viene colpito a morte. La pagina del quotidiano cileno ”La Segunda”, documenta l’imponente manifestazione del ‘73 dove alcune migliaia di persone ed in particolare donne, chiedono al presidente Allende di dimettersi. La traduzione del titolo è: Rinunci, lo faccia per il Cile.)