Berlusconi; cerchiamo di non farci del male, bisogna essere uniti.
Scritto il 28 giugno, 2010 No commentsIn molti avranno notato come questo blog da qualche tempo sembri già in pausa estiva, ma a dire il vero l’accavallarsi di eventi per lo più contraddittori mi inducono ad una certa prudenza nel commentare ciò che accade attorno al mio partito.
Si susseguono in questo periodo incontri convegni ed occasioni di confronto, pertanto un certo fermento esiste, ma aimè agli ottimi propositi dei vertici nazionali, si contrappongono le esigenze locali.
Cercherò di spiegarmi meglio; Il governo nazionale guidato dal Presidente Berlusconi, macina quotidianamente successi straordinari, sia in campo economico che sociale, successi percepiti dalla popolazione che conferma il favore al governo ed al presidente Berlusconi, evidenziando di fatto una controtendenza a livello internazionale in un periodo in cui la maggioranza dei leader hanno subito una forte penalizzazione popolare a causa delle doverose e spesso dolorose applicazioni in materia economica, che hanno indotto la maggioranza degli stati europei e non solo a drastiche misure per contrastare la crisi.
In Italia che cose sono andate in maniera diversa, grazie al governo che ha saputo adottare responsabilmente alcune riforme che hanno evitato che la crisi si traducesse sulla quotidianità dei cittadini. Ovviamente la recente manovra economica varata dal governo ha scontentato alcune categorie, ma era inevitabile se si vuole contrastare al meglio la contingente situazione globale.
Ma il più grande partito italiano che ad oggi guida la nazione con la Lega, deve ancora risolvere alcuni nodi.
Il Popolo della Libertà, nato oramai più di un anno fa, esattamente il 29 marzo del 2009 con il congresso fondativo di Roma, non ha ancora concluso le sue fasi organizzative, più precisamente è ancora in atto il tesseramento ed ancora non abbiamo una data per i congressi locali che ne determino gli ordinamenti sul territorio, innescando di fatto situazioni di confusione sia di ruoli che di regolamenti. Il punto sta proprio nella mancanza di regole e ruoli definiti a livello locale, che hanno permesso ai nostri alleati di fare loro, agli occhi degli elettori si intende, numerosi successi che portano la firma congiunta, alcune volte solo del PDL, troppo spesso offuscati dall’incapacità di promuovere tali iniziative poiché privi, a differenza della Lega Nord, di una organizzazione locale che determina una linea informativa sul territorio. Uno dei maggiori esempi è l’azione di prevenzione della criminalità che si sta applicando a Milano ed in particolare in zone sensibili quali gli agglomerati urbani dove vi è una forte concentrazione di clandestini, azione riconducibile alla volontà del Vice sindaco Decorato del PDL e non come molti immaginano di qualche assessore o ministro leghista. Oggi la Coordinatrice provinciale On. Beccalossi, durante il direttivo provinciale del 7 giugno scorso ha ratificato alcuni direttivi, questo determina un ottimo inizio, ma non dimentichiamo che si tratta di direttivi nominati e non eletti dai tesserati in un congresso.
Sono urgenti a questo punto i congressi, in modo da poter determinare i direttivi locali ed i referenti provinciali che possano portare, come nel nostro caso, un apporto concreto all’azione politica.
Nella recente due giorni di Moniga del Garda di “Liberamente”, organizzato dal Ministro Gelmini dove ho partecipato in quanto delegato, ho ascoltato con molto interesse gli interventi del ministro Bondi e dell’On Lupi che entrambe si sono rifatti al discorso di qualche giorno prima a Barghe dell’On. Valducci, ripreso in fine dallo stesso presidente Berlusconi, durante il suo intervento telefonico, così sintetizzato;
Il partito deve essere lo specchio del popolo che lo sceglie, ogni componente che ricopre responsabilità sia di partito che amministrative deve essere frutto di un consenso popolare e non di nomina. Valducci ha rimarcato che il partito delle tessere, dove chi possiede più tessere conta, non gli piace. Bondi ha illustrato un’idea che ha letteralmente entusiasmato la platea; una votazione nei congressi locali affidata al popolo che, anche se non tesserato, può esprimere la sua preferenza manifestando il suo impegno a sostenere il Popolo della Libertà. Questo rappresenterebbe, anche a mio vedere, l’unica soluzione anche in zone complicate come la nostra, dove difficilmente si riuscirà a ricucire strappi oramai logori ed incancreniti. Le recenti dichiarazioni del capogruppo inerenti al Popolo della Libertà, mi lasciano perplesso, anche se credo di conoscere la natura del suo sfogo, ma è fuori discussione che oggi i personalismi hanno prevalso sul gruppo. Proprio chi, ad esempio mi additava come fomentatore della discordia, deve ammettere che il gruppo dove ho il piacere di militare, ovvero “Alleanza per Rovato”, si è rivelato l’unico contenitore sano dove vige l’assoluto rispetto e considerazione tra i componenti e dove nessun personalismo è emerso a danno del gruppo, in quanto tutti ci sentiamo partecipi di un progetto aggregativo a sostegno delle esigenze dei nostri concittadini.
Un altro punto riguarda la nuova giunta regionale, che poco rispecchia l’esito delle urne, difatti nessun assessorato è andato ai consiglieri bresciani del PDL, che sono stati in grado di contraddistinguersi per consensi; basti pensare che sono stati tutti eletti con oltre 14,000 voti fino ad un picco di 19,000, valori irraggiungibili in altre provincie lombarde. Un lavoro che ha saputo mobilitare in maniera straordinaria la base in una competizione sana ed entusiasmante con gli amici della Lega, che ci ha visti vincitori. Resta il fatto che la presenza dei nostri consiglieri regionali che hanno ottenuto importanti ruoli nelle commissioni lombarde, sono una forte garanzia di rappresentatività, del resto il presidente Formigoni non ha mai fatto mancare il suo sostegno alle numerose iniziative di competenza regionale sulla nostra provincia. Ma la mancata presenza in giunta di un bresciano del PDL è un fatto difficile da capire.
Credo a questo punto che in provincia di Brescia serva porsi delle scadenze chiare, in modo che nessun dirigente, amministratore o semplice militante o simpatizzante si senta solo. Oggi un grande partito come il Popolo della Libertà deve saper dimostrare non solo con le azioni amministrative ma anche con un’organizzazione partitica di essere quel movimento popolare, radicato sul territorio dove anche nei comune di qualche centinaio di persone si possa trovare la casa dei moderati che non si riconoscono nelle sinistre, con referenti riconosciuti e muniti di tutti gli strumenti per poter garantire ai cittadini la presenza del maggior partito italiano.


































