
In un momento in cui la sinistra nostrana si autocelebra sui mezzi di informazione compiacenti, nonostante la repressiva censura alla libertà di stampa, tanto denunciata dalle opposizioni e talmente grave da provocare manifestazioni, che aldilà del voto di bocciatura di Bruxelles di quell’Europa soggiogata dal nostro cavaliere, celebra il ritorno della democrazia e dei valori. Con l’elezione a segretario del PD di Pier Luigi Bersani, a cui ovviamente da uomo del PDL, vanno i miei più sinceri auguri o almeno su cui riverso le speranze per un’opposizione più seria e costruttiva, si dimentica un piccolo scandalo a luci rosse che vede il protagonista come vittima, almeno questo è quello che vogliono farci credere.
La lezione di stile che il Governatore, ops scusate, l’autosospeso Governatore del Lazio, ci ha impartito, come ama decantare l’illuminato Antonio di Pietro, è quella di essersi allontanato per salvaguardare la dignità e l’integrità del suo Partito e della sua famiglia. Non importa se, nonostante la sua alta carica, nonostante una famiglia con dei figli piccoli, nonostante la tanto ventilata superiorità morale, amava trascorrere i caldi pomeriggi di luglio, non a fare salutari passeggiate con la prole, ma ad intrattenersi con baldi giovanotti dai liberi costumi e da nomi afrodisiacamente accattivanti. Non importa se a questi incontri ci si recava con i mezzi pagati dalla comunità e non importa neppure che in questi incontri ci sia stata perfino, come emerge dal o dai video, la presenza di numerosi contanti e sostanze che diffondono liberatoria allegria. Onestamente mi attendevo una promozione del governatore, ma il fattaccio è avvenuto quando al potere regna l’ immorale destra, stando alle dichiarazioni di illustri amici del PD, peccato! Per il governatore si intende, visto che il prode ex presidente del consiglio pensò con forte senso di irreprensibile moralità di promuovere a portavoce dell’intero governo il suo portavoce personale, dopo essere stato pizzicato in un’avventura simile. Peccato davvero. Ma torniamo alle ripercussioni politiche. Perché autosospendersi? No non si tratta di stile, solo di opportunismo. Le dimissioni avrebbero interrotto drasticamente un’amministrazione regionale che quasi certamente sarebbe passata al nemico. Dunque autosospensione per proseguire l’avventura fino a Marzo 2010, data della naturale scadenza del mandato e ovviamente data in cui sono preventivate le conclusioni di tutte le mansioni amministrative, nella speranza che la bocciatura del Lodo Alfano tenga impegnato il premier nelle aule dei tribunali. Ovviamente ci si aspetta che questo comprometta gravemente l’andamento delle elezioni regionali del PDL, favorendo il PD. La storia non insegna nulla.
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